Guida · cinque domande, cinque documenti
Comprare un robot: cinque domande, cinque documenti
Fig. 01 / Tav. 0001 Prima di comprare un robot, cinque domande hanno una risposta scritta da qualche parte: quanto dura la garanzia (due anni di legge, non quelli sulla scatola), chi firma la conformità e come si verifica, chi è formalmente l'importatore, cosa significa esattamente l'autonomia dichiarata, e chi risponde se la macchina fa un danno. Per ognuna c'è un documento preciso che contiene la risposta.
Per decidere se un robot vale il suo prezzo servono cinque risposte, e quattro su cinque sono già scritte in documenti che chiunque può consultare: la garanzia di legge, la banca dati degli organismi notificati, gli obblighi dell’importatore, il contratto di fornitura. Sotto, le cinque domande da fare al venditore e, per ognuna, il posto preciso dove sta la risposta. Non serve una prova d’uso, e qui non ce n’è: questa testata non ha un laboratorio e non mette i robot alla prova.
1. Quanto dura la garanzia, quella vera
La domanda sbagliata è “quanta garanzia c’è”. La risposta arriverà dalla scatola, e la scatola parla di un’altra cosa.
Sulla scatola c’è la garanzia commerciale del produttore, che dura quello che il produttore decide. Quella che decide la tua posizione è un’altra, ed è di legge: almeno due anni dalla consegna in tutta l’Unione europea, e vale verso il venditore, non verso chi ha costruito la macchina. La scatola non la può accorciare.
La domanda da fare quindi non è quanta garanzia c’è, è verso chi vale. Se al banco rispondono con la durata stampata sul cartone, stanno rispondendo a un’altra domanda, e l’unico modo di accorgersene è sapere che le garanzie sono due. Cosa si può chiedere, in che ordine, e chi deve dimostrare che il difetto c’era sta nella guida alla garanzia legale di un robot domestico, con la pagina della Commissione che la documenta.
2. Chi firma la conformità, e come lo controllo
Per le macchine che lo richiedono la conformità non la dichiara solo il costruttore: la valuta un organismo notificato, cioè un ente indipendente autorizzato da uno Stato a firmare quella valutazione. Il fornitore quindi ha un nome da darti, e quel nome si controlla in due minuti nella banca dati NANDO della Commissione.
Due esiti valgono come risposta, ed è per questo che la domanda funziona: il nome non compare affatto, oppure compare ma notificato per un’altra normativa (bassa tensione, dispositivi medici, compatibilità elettromagnetica). In entrambi i casi la conformità non è stata valutata da chi il fornitore dice.
Attenzione al momento dell’acquisto: dal 20 gennaio 2027 si immette sul mercato europeo con il regolamento macchine (UE) 2023/1230 al posto della direttiva del 2006, e una macchina consegnata a dicembre 2026 e una identica consegnata a febbraio 2027 possono legittimamente nascere sotto testi diversi. È spiegato nel pezzo su cosa cambia il 20 gennaio 2027.
3. Chi è formalmente l’importatore
È la domanda che nessuno fa e che separa una catena di fornitura da un passamano.
Quando la macchina arriva da fuori Unione europea, fra il costruttore e te c’è qualcuno che la porta dentro. Quel qualcuno non ha solo un margine: ha il dovere di accertarsi che la conformità sia stata valutata davvero, e sono obblighi che la legge mette in capo a lui, non al costruttore lontano. La domanda da fare al venditore è secca: chi è formalmente l’importatore in questa catena, e lo sa di esserlo.
Un distributore italiano che vende un umanoide costruito in Asia può essere l’importatore, oppure può essere il rivenditore di un importatore che sta altrove. Sono due risposte diverse, e per chi compra cambia a chi si scrive quando il fascicolo tecnico non c’è.
Se nessuno nella catena si dichiara importatore, la risposta non è “nessuno”: è che lo scopriremo quando servirà. E servirà nel momento peggiore, cioè quando qualcosa non funziona e bisogna capire chi risponde.
4. Cosa significa l’autonomia dichiarata
“Autonomo” è la parola più elastica del settore, e da sola non è un dato. Diventa un dato con tre precisazioni, e vanno chieste tutte e tre.
Quante ore senza intervento umano, e misurate in che modo. Su quale compito: un robot che pulisce un pavimento libero e uno che lo pulisce con quattro sedie spostate ogni giorno non fanno la stessa cosa. Con quanti operatori remoti dietro, se c’è teleoperazione: un servizio dove una persona sorveglia dieci macchine e uno dove ne sorveglia una hanno costi operativi diversi di un ordine di grandezza, e il secondo non è autonomia.
Sulle auto vale la stessa disciplina, con un livello dichiarato al posto delle ore: e lì la cosa da guardare è cosa è autorizzato su quali strade, non cosa il sistema sa fare in una dimostrazione.
5. Chi risponde se fa un danno
La responsabilità di dimostrare la conformità sta a chi immette sul mercato. Il rischio operativo resta a chi mette la macchina in servizio. Le due cose non coincidono, e non c’è nessun documento pubblico che le faccia coincidere: l’unico posto dove si può scrivere chi risponde di cosa è il contratto.
Per un acquisto domestico questo pesa poco. Per un’azienda pesa tutto, e la domanda va posta prima della firma in una forma verificabile: chi interviene entro quante ore, chi paga il fermo, cosa accade se l’assistenza è in un altro continente, e quale documentazione viene consegnata insieme alla macchina (fascicolo tecnico, dichiarazione di conformità, istruzioni nella lingua del Paese, in che formato e per quanti anni resterà raggiungibile).
La sesta domanda, che vale solo per gli umanoidi
Se la macchina che stai valutando lavora accanto a una persona e usa intelligenza artificiale per stare dentro i suoi limiti di sicurezza, allora non basta il regolamento macchine: entra in gioco anche l’AI Act, con un calendario suo, che il pacchetto AI Omnibus ha spostato il 27 luglio 2026. Le due date, e cosa le sposta, stanno nel pezzo sulle due scadenze di un umanoide in Europa.
Per tutto il resto, il criterio è quello che vale per qualunque acquisto tecnico: chiedere numeri con l’unità di misura, chiedere chi li dichiara, e diffidare di chi risponde con un aggettivo.
Punti chiave
- La garanzia che conta è quella legale: almeno due anni dalla consegna, verso il venditore, indipendente da quella stampata sulla scatola.
- Per le macchine che lo richiedono la conformità la firma un organismo notificato, e la banca dati NANDO della Commissione dice in due minuti se quello indicato esiste ed è notificato per la legislazione macchine.
- Su una macchina che viene da fuori Europa la domanda è chi sia formalmente l'importatore: un distributore può essere quello, o soltanto il rivenditore di un importatore che sta altrove.
- "Autonomo" non è una parola con un solo significato: va chiesto quante ore senza intervento, su quale compito e con quanti operatori remoti dietro.
- Nessun documento pubblico dice chi paga se la macchina fa un danno: quella riga esiste solo nel contratto, e si negozia prima della firma, non dopo il guasto.
Domande frequenti
Serve un tecnico per fare queste domande?
No. Quattro su cinque si rispondono con documenti pubblici o con una riga di contratto, e la quinta (l'autonomia) è una domanda di buon senso posta con le unità giuste: ore, compito, interventi.
Quanto tempo serve per controllare un organismo notificato?
Il tempo di una ricerca per nome in NANDO, la banca dati della Commissione: è gratis, pubblica e non serve registrarsi. Il fornitore non deve autorizzare niente, quindi la verifica si può fare prima di sentirlo, e la risposta arriva anche quando lui non risponde.
Il venditore dice che la garanzia è di un anno perché il produttore dà un anno.
Sta parlando della garanzia commerciale, che è un'altra cosa: quella di legge dura almeno due anni dalla consegna e vale verso il venditore, non verso il produttore. Le due convivono, e nessun accordo con il produttore può accorciare la prima.
Queste domande valgono anche per un acquisto aziendale?
La garanzia legale del consumatore no: protegge chi compra come persona, non con partita IVA. Le altre quattro valgono di più, non di meno, perché in azienda la macchina entra in un luogo di lavoro e si porta dietro obblighi di chi la mette in servizio.
Fonti e riferimenti
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